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    August 29

    Nella stanza 26 - NEK

     
    Questa canzone è un pugno sullo stomaco... secondo me è stupenda...pensateci su...
     
     

    Quell'insegna al neon dice si poi no

    è l'incerto stato d'animo che hai

    non ce la fai

     

    ma dagli uomini che ti abbracciano

    e ti rubano dagli occhi l'allegria

    non puoi andar via

    non puoi andar via

     

    se le lacrime ti aiutassero

    butteresti via il dolore

    che ora c'è

    è dentro di te

     

    Nella stanza 26

    tra quei fiori che non guardi mai

    dove vendi il corpo ad ore

    dove amarsi non è amore

    e sdraiandoti vai via da te

     

    nella stanza 26

    dove incontri sempre un altro addio

    che ferisce il tuo bisogno d'affetto

    in quel breve contatto

    che non c'è

     

     

    L'uomo che non vuoi

    l'uomo che non sai

    sta bussando alla tua porta già da un po'

    ma non gli aprirai

     

    come rondini imprendibili

    vanno liberi da un corpo stanco ormai

    i pensieri che hai

     

     

    Nella stanza 26

    tra quei fiori che non guardi mai

    se ti affacci vedi il mare

    ricominci a respirare

    poi ti perdi nella sua armonia

     

    e hai il coraggio di andar via

    via da un mondo sporco che non vuoi

    via da un bacio che non ha tenerezze

    che non sa di carezze

     

    e cammini lungo il mare

    nel suo lento respirare

    tu sei parte di quel tutto ormai

     

    Nella stanza 26

    metti un fiore tra i capelli tuoi

    mentre l'alba nuova ti viene incontro

    nel profumo del vento

    Nella stanza 26

     


     

    August 16

    La leggenda del pianista sull'oceano

     
    NB:Uno dei libri più belli che abbia letto...
     
     

    Non fu quello che vidi a fermarmi. Fu quello che NON vidi.

    Quello che non vidi, è dove finiva tutto quello. La fine del mondo

    Pensa a un pianoforte.

     

    Tu sai che i tasti sono 88 e su questo nessuno può fregarti.

    Non sono infiniti loro.

     TU sei infinito.

    La musica che puoi fare è infinita.

    Ma se salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola

    una tastiera di milioni, miliardi di tasti.

    Quella tastiera è infinita.

    Ma se quella tastiera è infinita, ed è questa la realtà, che è infinita,

    allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare.

    Sei seduto sul seggiolino sbagliato.

     Quello è il pianoforte su cui suona Dio

     

       La terra...

     

    è una nave troppo grande per me,

    una donna troppo bella...

    un viaggio troppo lungo,

    un profumo troppo forte...

     

    una musica che NON SO suonare!"

     

     

    August 14

    Pensiero stupendo - Tatangelo

     

    Fermo il mio pensiero stupendo

    gli sorrido soltanto

    che fatica per me

     

    vorrei digli che lo pretendo

    che mi stò innamorando

    che stà dentro di me

     


    Ogni mattina...

     

    Ogni mattina 

    il leone si sveglia e dice:

    "oggi dovrò correre più della gazzella se vorrò vivere..."

     

    Ogni mattina

    la gazzella si sveglia e dice:

    "oggi dovrò correre più del leone se vorrò vivere..."

     

    Ogni mattina

     l'elefante si sveglia e dice:

    " Ma dove cazzo corre tutta sta gente?!?!"

      

     

    August 13

    Notte prima degli esami

     

    La matematica

    nn sarà mai il mio mestiere…

    -Venditti-

    August 12

    Che cos'è lo SBADIGLIO?? -da Focus-

     

    Yawwwwn!

    La scienza (poco nota) dello sbadiglio

    Per sonno, per fatica o per stress? Per ossigenare o raffreddare il cervello? Sebbene tutti, ma proprio tutti sbadiglino, sulle cause di questo riflesso non ci sono teorie condivise. Quello che è certo è che sbadigliare è contagioso... e anche piacevole.

    Lo facciamo quasi 220 mila volte nell’arco della vita, cioè 7-8 volte al giorno. Del resto non ci vuole molto: bastano circa sei secondi per fare uno sbadiglio. Eppure i movimenti che interessano l’apparato respiratorio (e non solo) sono complessi: tutto inizia con un’inspirazione molto profonda che dilata la faringe, la laringe e il torace e che porta il diaframma ad abbassarsi e la lingua a retroflettersi. I muscoli dilatatori delle labbra spalancano la bocca, le narici si dilatano, le palpebre si stringono fino quasi a chiudersi e le sopracciglia si sollevano. Solo quando i polmoni sono al massimo della loro capacità, iniziamo a espirare lentamente, talvolta stiracchiando le braccia ed emettendo un suono profondo, non di rado poco opportuno.

     

    Lo sbadiglio è di tutti

    Lo sbadiglio nasce con la vita. È dimostrato, infatti, che già a 11 settimane di gestazione i feti manifestino contrazioni della bocca accompagnate da un abbassamento della lingua della durata di qualche secondo. Un neonato che sbadiglia: il riflesso fa dilatare faringe, laringe, torace, naso e bocca.Non solo, anche gli animali sbadigliano: cani, gatti, topi, serpenti, pesci, uccelli sono in questo molto simili a noi.

    Ma a che cosa serve uno sbadiglio? Che cosa succede in noi quando sbadigliamo? E soprattutto, è vero che è contagioso? Strano a dirsi, ma un fenomeno così quotidiano e universale non è mai stato approfondito a dovere, forse anche a causa della difficoltà a riprodurlo in laboratorio. Diverse e ancora poco note sono infatti le cause dello sbadiglio, come d’altro canto i suoi effetti sul nostro organismo. Anche alcuni farmaci, come quelli per curare il Parkinson possono provocare gli sbadigli. Come accadeva a Giovanni Paolo II, che in tarda età era affetto da questo morbo.

     

    I 4 sbadigli

    Non è necessariamente vero che sbadigliamo quando abbiamo sonno: spesso gli sbadigli ci vengono appena svegli, dopo pranzo o nel bel mezzo di una giornata lavorativa. Già nel 1941 uno studioso tedesco aveva individuato quattro tipi di sbadiglio:

    • lo sbadiglio di fatica, che si accompagna a variazioni delle percentuali di gas nei polmoni,
    • lo sbadiglio del risveglio, che faciliterebbe una migliore respirazione,
    • lo sbadiglio di fame, associato a contrazioni della muscolatura addominale,
    • lo sbadiglio psichico, seguito da una riduzione della frequenza respiratoria, che non sarebbe necessario all’organismo ma che indicherebbe invece stati psicologici come la noia.

     

    Per portare ossigeno al cervello?

    Fino a qualche anno fa si credeva che alla base delle complesse contrazioni involontarie che caratterizzano lo sbadiglio ci fosse un meccanismo destinato a mantenere attivo e vigile l’organismo assicurando un maggior apporto di ossigeno ai polmoni e una rapida espulsione dell’anidride carbonica. Secondo questa teoria lo sbadiglio servirebbe a evitare che i bronchioli, quando la respirazione è rallentata, si stringano premendo gli uni contro gli altri. Anche lo “stiracchiamento” che accompagna lo sbadiglio servirebbe a mantenere l’organismo e i muscoli all’erta prima di uno sforzo importante, e ciò spiegherebbe perché spesso atleti e musicisti prima di un impegno intenso siano “colpiti” da attacchi di sbadigli.

     

    Sbadigli: sono più frequenti in alta montagna?

    Secondo un'altra teoria, è proprio per fare un pieno di ossigeno che sbadigliamo di più quando ci troviamo ad alta quota, dove l’atmosfera è più rarefatta, ma anche in luoghi piccoli e affollati o mentre facciamo un esercizio fisico particolarmente intenso. Per lo stesso motivo George A. Bubenik, ricercatore presso l’Università di Guelph (Canada), ritiene - anche se non l’ha mai dimostrato - che gli uomini sbadigliano più delle donne perché hanno una maggiore massa muscolare che richiede quindi più ossigeno.

     

    Una teoria messa in dubbio

    Già nel 1987, però, c’era chi non credeva a queste teorie mai messe alla prova. In quell’anno Robert Provine, neuroscienziato e psicologo all’Università del Maryland (Usa), pubblicò una ricerca in cui dimostrava che la presenza di CO2 nell’aria non è correlabile con la frequenza degli sbadigli.

     

    Respirazione coatta

    Il ricercatore aveva preso a campione due gruppi di studenti di college e li aveva sottoposti alla respirazione forzata rispettivamente di ossigeno e di ossigeno unito a concentrazioni di anidride carbonica più elevate della norma. Tuttavia, il numero degli sbadigli nei due gruppi, contrariamente alle aspettative, non variava. Non solo. Un altro studio dimostrò che nemmeno un intenso esercizio fisico è in sé motivo di un aumento della frequenza di sbadigli.

     

    Sbadigli: un sistema di raffreddamento

    Oggi una nuova ricerca sembra offrire un'interpretazione differente: sbadigliare permette di attivare un meccanismo di raffreddamento del cervello, che entra in azione in caso di “sovraccarico”. Un po’ come avviene nel motore delle automobili quando, al raggiungimento di una temperatura eccessiva, entra in funzione una ventola.

     

    Tappo al naso

    Gli scienziati hanno preso in esame 44 volontari, posti davanti a filmati che mostravano persone intente a sbadigliare. Durante la visione i ricercatori annotavano il numero di sbadigli delle cavie umane, divise in quattro gruppi, ognuno dei quali doveva respirare in modo diverso: solo con la bocca, solo con il naso, con la bocca mentre il naso era ostruito da una pinzetta e normalmente. Alcuni dei soggetti dovevano inoltre mantenere sulla fronte una compressa calda, altri una compressa a temperatura ambiente, altri ancora una fredda.

     

    Contagio temperato

    Il 50% dei soggetti che dovevano respirare normalmente o soltanto con la bocca si è fatto “contagiare” dagli sbadigli dei filmati. Questo non è invece successo ai soggetti che respiravano solo con il naso e a quelli che tenevano sulla fronte la compressa fredda, perché i vasi sanguigni che attraversano il naso sono il sistema di raffreddamento del nostro cervello. Respirare con il naso o raffreddare la fronte abbassa la temperatura del sangue che, giunto al cervello, lo mantiene alla giusta temperatura evitando di dover attivare quel sistema di emergenza che sarebbe appunto lo sbadiglio.

     

    Sbadigli: sintomo di frustrazione psicologica?

    Spiegazioni scientifiche a parte, una cosa è certa: sbadigliare in faccia a qualcuno non è carino. Aprire la bocca e contorcersi in stiracchiamenti comunica infatti noia, disinteresse o addirittura fastidio. Nel 1986 Robert Provine dimostrò infatti che lo sbadiglio non è soltanto sintomo di noia, ma anche di frustrazione psicologica. In altre parole lo sbadiglio serve tra le altre cose a restare attivi e a mantenere un contatto aperto con la realtà in quei momenti in cui vorremmo “staccare la spina” perché quello che stiamo vivendo non è fonte di soddisfazione e di piacere.

     

    MTV non fa sbadigliare

    Dei due gruppi di studenti tra i 17 e i 19 anni che Provine sottopose al suo esperimento, il primo, posto di fronte a video musicali, sbadigliava molto meno del secondo, che invece doveva eseguire test particolarmente monotoni e senza “premio” finale.

     

    Orgasmo, sbadiglio o starnuto?

    Un atteggiamento simile è stato riscontrato anche in esperimenti sugli animali. I cani, si è visto, sbadigliano più della media quando, dopo aver eseguito un compito a cui sono stati addestrati, non ricevono dal padrone il riconoscimento atteso sotto forma di cibo. Che lo sbadiglio serva a ristabilire il contatto con la realtà quando questa è frustrante o poco piacevole è dimostrato dalla stessa percezione di piacere che proviamo dopo lo sbadiglio: ci sentiamo rilassati e più “freschi”, una sensazione che sotto un profilo neurologico è simile a quella che proviamo dopo l’orgasmo. E infatti c’è anche chi ha ipotizzato che lo sbadiglio sia parente stretto del piacere sessuale.

     

    Cara, facciamo lo sbadiglio?

    Ad esempio, scienziati della Rutgers University hanno proposto una connessione tra tre fenomeni: sbadiglio, orgasmo e starnuto. Tutti e tre (controllati dallo stesso nervo, il vago) producono una analoga sensazione di benessere legata a una brevissima perdita di contatto con la realtà. L’ipotesi è che questi attimi di “stand-by” della coscienza permettono al nostro cervello di resettarsi e ripartire da zero, più disteso e rilassato.

     Sbadigli: reazione a catena...

    Lo sbadiglio, così come il sorriso e alcuni tic nervosi, provoca imitazione automatica. Ma perché? Dite la verità, leggendo questo articolo vi è venuto da sbadigliare? È molto probabile. Vedere altre persone che sbadigliano, anche "in foto", oppure semplicemente sentir parlare di sbadigli può stimolare il bisogno di farlo. Ma perché? È solo suggestione? Probabilmente no. Esistono infatti alcuni comportamenti che in psicologia vengono detti di “imitazione immediata”, comportamenti cioè che portano il soggetto a riprodurre automaticamente il comportamento osservato nell’altro. Il sorriso, alcuni movimenti del capo, certi tic fanno parte di questa categoria. Lo sbadiglio, però, in fatto di “contagiosità”, è il primo della classe.

     

    Bisogno primordiale

    Secondo gli scienziati, per capire questo fenomeno bisogna andare indietro nella storia dell'evoluzione, quando i primi uomini vivevano in gruppi e la difesa dagli attacchi esterni richiedeva un’attenzione costante e reciproca tra gli individui. Lo sbadiglio, destinato a mantenere acceso lo stato di vigilanza, doveva pertanto essere “condiviso” da tutti. Gli antropologi hanno anche dimostrato come tra i primati lo sbadiglio dopo una disputa segnala ai membri del gruppo che questa si è risolta.

     

    Tutti a nanna

    Ancora oggi per molti mammiferi lo sbadiglio può funzionare anche da “sincronizzatore” dei cicli sonno/veglia della comunità. In particolare, lo sbadiglio di un maschio dominante può anche indicare al gruppo che è ora andare a dormire. Ma per noi, che non viviamo più in branco, il significato sociale dello sbadiglio si è evoluto.

     

    Per sfogare l’aggressività repressa 

    «Spesso le persone non riescono a "verbalizzare" la rabbia, la noia o il disappunto per il proprio interlocutore», spiega Walter Smitson, professore di psichiatria presso l’Università di Cincinnati (Usa). «In quei casi è lo sbadiglio a parlare per noi, funzionando così da strategia passiva-aggressiva di espressione dell’ostilità». Insomma, quando non riusciamo o non vogliamo sbilanciarci, è il nostro corpo che lo fa attraverso una strategia decisamente atavica. Ecco perché tendiamo a camuffare lo sbadiglio con le mani o tenendo chiusa la bocca: capiamo il significato dello sbadiglio e lo controlliamo. Questo spiegherebbe anche perché le donne sbadigliano meno degli uomini: li camuffano meglio perché sono generalmente più consce dell’importanza delle relazioni sociali.

    August 05

    Amicizia

     
     
     
    Non camminare davanti a me,
     
    potrei non seguirti;

    non camminare dietro di me,

    non saprei dove condurti;

    cammina al mio fianco

    e saremo sempre Amici.

    -Anonimo cinese-


     

    Romeo&Juliet

     

    …Ho il mantello della notte che mi nasconde ,

    però se non mi ami

    fai pure che mi trovino,

    sarebbe meglio morire per mani loro

    che continuare a vivere

    senza il tuo amore...

     

    August 02

    Da LE MILLE E UNA NOTTE

     

    LA STORIA DEL MERCANTE GELOSO DI BAGHDAD

    C’era una volta a Baghdad un ricco mercante che possedeva una schiava di cui era terribilmente geloso. La schiava aveva forme deliziose e sapeva discorrere di ogni argomento. Per questa gelosia che lo tormentava, il mercante rimandava sempre i suoi viaggi di affari per timore di lasciare sola la sua favorita.

    Un giorno che doveva per forza partire gli venne l’idea di visitare la bottega di un uomo che veniva dalla Persia e si diceva fosse in grado di risolvere ogni problema. Il mercante si recò dunque nella bottega del persiano e gli espose il suo caso. 

     

    Ti darò un corvo un pappagallo e un grillo.- Gli disse il saggio persiano.-

    Il grillo sarà un filo dell’erba del tuo giardino e saprà chi entra e chi esce dalla tua casa.

    Il pappagallo sarà un dono che porterai alla tua favorita e lei lo terrà nella sua stanza da letto.

    Il corvo volerà da un ramo all’altro, spierà dalle finestre e ti riferirà di ogni cosa accada nelle altre stanze.

    Tutti e tre questi animali sono intelligenti e di grande furbizia. –

     

    Il mercante si sentì dunque sicuro di mettersi un viaggio per scambiare le sue merci con altre o acquistarne di nuove col suo oro. Al suo ritorno combinò di incontrarsi segretamente col corvo, il grillo e il pappagallo, in modo da poter chiedere loro cosa aveva fatto la sua favorita mentre egli era assente in viaggio.

    Il corvo disse –Ho visto la tua favorita che banchettava tre volte al giorno con uno sconosciuto, e gli dava frutta candita, e gli versava coppe di vino, e gli offriva ogni piatto prelibato a tue spese.-

    Il grillo disse – Il giorno che sei partito ho visto la tua favorita che scendeva nel giardino per venire incontro a uno sconosciuto e rideva di gioia mentre lo conduceva in casa. E poi ho visto di nuovo lo sconosciuto uscire dalla casa mentre ella piangeva disperata, il giorno in cui sei tornato. -

    Da ultimo il pappagallo gli rivela a quali giochi si è abbandonata la sua schiava prediletta con il suo amico, senza nascondergli nulla sui particolari degli svaghi a cui ogni giorno si dedicavano in assenza del signore della casa.

     

    Quando ebbe appreso tutto questo, il mercante, al colmo dell’ira, si precipitò dalla sua schiava infedele e più volte la percosse duramente. In un primo momento la schiava sospettò di essere stata vittima dell’invidia di una delle altre schiave e si accinse a interrogarle una dopo l’altra. Tutte le giurarono di aver sorpreso le confidenze dei tre animali al mercante: erano stati loro tre e nessun altro a riferire tutto. La donna allora decise di usare tutta la sua astuzia per difendersi e farsi credere innocente.

    Un giorno che il mercante dovette assentarsi dall’alba al tramonto, coprì con panno nero la gabbia del pappagallo, poi comandò a una serva di farci girare sopra una macina per il pepe, a un’altra di innaffiare la gabbia con tazze d’acqua, mentre una terza faceva del gran rumore con pentole forchette a destra e sinistra e una quarta provvedeva a manovrare uno specchio davanti a un lume.

    Poi la favorita prese la resina da un pino e la cosparse sulle ali del grillo, lo voltò sulla schiena e lo incollò sulla corolla di un girasole, infine tagliò una margherita e la appese al contrario a un ramo proprio sopra la tesa del grillo.

    Infine mandò a comprare tappeti che rappresentavano navi che vanno per mare e li appese alle finestre.

     

    Ritornato al tramonto, il mercante interrogò di nuovo i tre confidenti e gli chiese cosa fosse successo in sua assenza durante tutto il giorno.

    Il corvo disse - Le acque del mare hanno silenziosamente invaso le stanze della casa e tutte le donne si sono messe in salvo sui vascelli.-

    Il grillo disse - Il mondo stamattina si è capovolto, il cielo è andato al posto della terra e ho temuto che i fiori mi cadessero sulla testa.-

    Il pappagallo disse – Padrone accogli le mie scuse, perché non posso dirti niente. Il sole si è oscurato ed è scoppiata una tempesta. Non ho potuto vedere nulla o sentire parole, tanta era l’oscurità, il rumore della pioggia, i tuoni e i lampi violenti che sono andati avanti senza interruzione fino a sera.-

     

    -Maledizione, - scoppiò il mercante adirato contro il pappagallo, – oggi ho sofferto un gran caldo tutto il giorno a causa del sole ardente, e ignori forse che siamo nel mezzo dell’estate e mai piove in questo mese?- -In nome del Profeta tutto quello che ti ho detto è veramente accaduto oggi, ho visto e sentito- insistette il pappagallo.

    Questi tre sono pazzi concluse il mercante, oppure si sono messi d’accordo per ingannarmi. Così prese i tre animali e li vendette al mercato, perché ne facessero quello che volevano. In seguito il mercante seppe dai vicini che tutto ciò che i tre confidenti gli avevano rivelato era vero.

    Comprendendo in fine a quali trucchi astuti era ricorsa la sua favorita si pentì, ma era troppo tardi, di aver scacciato i suoi tre informatori così preziosi e fidati.

     

     

    August 01

    ridere ridere ridere :)

     
    TANTO PER RIDERE... 

    Il nuovo curato di una parrocchia, alla sua prima omelia era così nervoso che quasi non riuscì a proferire parola.

    Allora, prima di iniziare la seconda messa, si consiglia con il vescovo per sapere come rilassarsi in quelle occasioni.

    Questi, saggio come pochi, gli suggerisce di mettere un po' di vodka nel calice e dopo un sorso tutto gli sarebbe sembrato molto più facile.

    Il curato segue il consiglio e al momento di iniziare il sermone è così tranquillo che sente di poter predicare anche in mezzo ad una tormenta. Al ritorno in sacrestia trova una nota:

    "Caro Padre,

    1. La prossima volta sorseggi, invece di scolare

    2. Non ci metta anche il limone dentro

    3. Il messale non è un sottobicchiere

    4. Il manto dell'immagine di Nostro Gesù Cristo non è un tovagliolo

    5. I comandamenti sono 10, non 12

    6. Gli apostoli erano 12, non 10

    7. Non si riferisca alla Croce come a "quella specie di T"

    8. Non si riferisca a Nostro Salvatore Gesù Cristo e ai suoi apostoli come a "GC e la sua ghenga"

    9. Davide uccise Golia con una fionda, non a calci nel cosiddetto 10. Non si riferisca a Giuda come al "fetentone"

    11. Non si riferisca al Santo Padre come al "grande capo che sta a Roma"

    12. Giuda ha venduto Gesù nel Sinedrio, non in un "localaccio malfamato"

    13. E il prezzo erano 30 monete d'oro, non "3 deca"

    14. Si ricordi che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono "il Papi, Junior e il Fantasmino"

    15. Ed infine, soprattutto, non si riferisca a me come a "quel travestito in sottana rossa"

    Firmato: Il suo Vescovo"